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17 maggio 2012
Fondazione NE
Sintesi dei dati della Fondazione Nord Est sull'internazionalizzazione delle imprese di FVG, Veneto e Trentino AA
Il 90% delle imprese del Triveneto che si internazionalizzano trascinano con se, tutti o parte, i fornitori e sub-fornitori locali in una sorta di effetto-domino dell'internazionalizzazione" - ha affermato Daniele Marini, Direttore della Fondazione Nord Est nel suo intervento dedicato ai "Percorsi di internazionalizzazione delle imprese del Nord Est". "Ciò porta - ha proseguito Marini - ad un conseguente processo di innovazione in rete spinto dall'impresa che va a presidiare i mercati esteri continuando ad avvalersi delle aziende collegate in Italia, con un arricchimento del territorio locale. Internazionalizzazione, insomma, significa spinta di apertura che porta dal profitto della joint-venture al reinvestimento degli utili in innovazione, e non alla delocalizzazione. Ciò a fronte di un territorio come il Triveneto che esporta il 20% di quanto esporta complessivamente l'Italia, contando solo sull'11% della popolazione nazionale. I più recenti dati delle analisi effettuate da Fondazione Nord Est indicano, inoltre, che le imprese guardano all'estero non solo per abbassare i costi di produzione (90%) ma in modo ancor più significativo (93%) per presidiare i mercati strategici in proiezione futura". "Questo processo chiaramente - ha proseguito Marini - tenderà a favorire, nell'ambito occupazionale, una modifica delle richieste di figure professionali delle imprese con sempre maggior richiesta di manodopera specializzata, con percorsi di formazione avanzati alle spalle, rispetto alla manodopera poco specializzata, che tenderà ad essere sempre meno utile all'imprenditore nelle sedi italiane. Un'indicazione chiave questa, che deve portare allo sviluppo degli stessi strumenti di formazione, per consentire alle future generazioni di risultare appetibili sul mercato del lavoro globale. Al momento - ha concluso il Direttore della Fondazione Nord Est - per quanto riguarda le imprese italiane continuano a prevalere i processi di internazionalizzazione nell'area dell'Unione Europea (60%) che risulta però in calo progressivo a causa dell'"appeal" di nuovi mercati come i Paesi dell'Est, la Russia e l'America Latina con Brasile ed Argentina in testa