Finest S.p.a. - Il tuo business partner nel mondo » News dal Mondo

Home page > Press room > News dal Mondo


«ESPORTARE TECNOLOGIA E NON SOLO PRODOTTI»

16/06/2016

Fonte: Il Sole 24 ore. Non è fatto di sole sanzioni il tracollo dell’interscambio tra Russia e Italia. Il prezzo del petrolio che si ripercuote sui contratti del gas incide sul valore di quanto noi italiani importiamo, ma sul fronte delle nostre esportazioni in Russia (che in due anni hanno registrato una perdita superiore al 35%) pesa il calo del potere d’acquisto del rublo e la contrazione della domanda interna russa, del budget delle società di Stato e degli ordini.

Eppure questo non vale per tutti i Paesi, riflette Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia: «Se l’Italia ha perso posizioni nella graduatoria dell’interscambio con Mosca – spiega – la Germania ha mantenuto il suo secondo posto, mentre la Francia va in controtendenza: è l’unico Paese europeo le cui esportazioni verso la Russia stanno crescendo. Nel primo trimestre del 2016 la media delle perdite per l’export europeo in Russia è dell’11,7%, ma noi – con un calo del 13,3% – siamo tra i Paesi europei che hanno perso di più. Come mai?».

La risposta richiama in causa le sanzioni, sia pure in modo indiretto. Malgrado le restrizioni all’export di tecnologie riguardino settori specifici (difesa, dual-use, esplorazioni petrolifere in acque profonde, sul’Artico o in ambito shale), le sanzioni hanno cambiato in ogni campo il modo in cui la Russia guarda all’Europa. «Questa - spiega Ferlenghi - è una Russia che non vuole più dipendere dall’importazione di tecnologie dall’estero, e dice: chi non condivide il processo di localizzazione non avrà più vantaggi qui». Tedeschi, cinesi, francesi e giapponesi sono stati i primi a capirlo, con grande pragmatismo: «Arrivano e si organizzano, piuttosto che perdere quote di mercato portano competenze e tecnologie, affidando al partner russo il contributo industriale e finanziario. È lui l’elemento di valore aggiunto».

È la direzione in cui inizia a muoversi anche l’Italia, finora abituata ad affidare ad agenti di commercio e distributori l’attività dei suoi piccoli e medi imprenditori: della meccanica, in particolare, che ha sempre governato il 45% delle esportazioni verso la Russia. Un modello che ora viene sostituito da un nuovo approccio strategico, partenariati come quello stretto a Cheljabinsk tra Termomeccanica e le russe Konar e Transneft (produzione di pompe per il trasporto di petrolio). La risposta al distretto industriale russo che importa tecnologia, non chiede investimenti e pensa ai contratti, e soprattutto garantisce condizioni fiscali di assoluto vantaggio. «Per esempio – chiarisce Ferlenghi – esenzione per dieci anni dalla tassa sul profitto, per cinque anni dalla tassa sulla proprietà. Lo sbarramento è per chi non ha un minimo riferimento di contenuto locale, che nei prossimi anni salirà dal 30 al 50%. La parola d’ordine sarà «basta assemblare, localizzate la produzione».

È un po’ il modello norvegese. «In Norvegia non vinci una garadicendo “faccio il prezzo più basso”, ma con un’offerta nel miglior interesse occupazionale, in termini di investimenti che ci si impegna a fare con subcontrattisti locali, dando al cliente la garanzia di acquistare macchinari e prodotti locali. Per questo non basta più la vecchia ideologia “vendo ed esporto”, ma servono analisi approfondite del mercato russo nelle varie regioni, dei piani di investimento delle aziende russe, le loro priorità». Uno dei settori in cui le aziende italiane stanno manifestando interesse per questo approccio è quello della farmaceutica: «Pur accettando il rischio che fra dieci anni il nostro partner diventi un concorrente», dice il presidente di Confindustria Russia. «D’altronde, non c’è altra soluzione se non crescere insieme. È la conclusione a cui stanno arrivando un po’ tutti», prosegue. Organizzandosi – in Italia prima ancora che in Russia – per costruire una strategia che coinvolga insieme ai grandi produttori l’intero sistema dei piccoli fornitori: «Per cui se qualcuno in Russia mi chiede di produrgli occhiali, io vado in Italia e porto qui il sistema dell’occhiale».

È la proposta strutturata che le imprese contano di veder presentare a Vladimir Putin nel corso della visita di Matteo Renzi al Forum economico di San Pietroburgo: «Una visita importante e coraggiosa – conclude Ferlenghi – che giunge in un momento importante. I russi ragionano sempre con un processo decisionale molto verticistico, le grandi commesse sono ancora governate dai grandi gruppi industriali di Stato. E in questi due anni l’Italia è sempre stata disponibile a mantenere aperto il dialogo con la Russia». Con gli accordi che ci si aspetta di veder firmati in questi giorni a Pietroburgo «stiamo gettando le basi per riprendere questo processo di recupero dell’export e degli investimenti attraverso le nuove logiche di localizzazione, per rilanciare le relazioni sulla base di un piano industriale nuovo. Questa visita è l’occasione in cui Renzi può proporre il modello italiano in questo che è stato un mercato di riferimento per noi: vogliamo fare le cose insieme».


Link


Archivio news

Eventi & Meeting

Vai all'archivio »

© 2016 Società Finanziaria di Promozione della Cooperazione Economica con i paesi dell'est Europeo – Finest S.p.A.
Via dei Molini, 4 - Pordenone – Cap. Soc. € 137.176.770,15 i.v. – Reg. delle Imprese di PN e C.F. - P.IVA 01234190930 – R.E.A. n. 52124
Società Soggetta all'attività di direzione e coordinamento da parte di "Friulia S.p.A. – Finanziaria Regionale Friuli Venezia Giulia" con sede in Trieste