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RUSSIA: LA POLITICA DELL'IMPORT SUBSTITUTION

16/11/2016

L’economia russa è in crisi e tramite il programma di sostituzione delle importazioni si è imposta provvedimenti drastici per colmare i deficit strutturali. Anche le imprese estere avvertono tale situazione, nel bene e nel male.

Permane da ormai alcuni anni uno stato di crisi strutturale dell'economia russa, legato a diversi motivi contingenti: embarghi, caduta del prezzo del petrolio, deprezzamento del rublo.

Il Governo russo ha avviato un programma specifico per superare la forte dipendenza del Paese dai proventi derivanti dalle esportazioni di idrocarburi, che hanno rappresentato per lungo periodo la principale voce dell'economia del Paese, e dalla importazioni di beni finiti, che ancora oggi rappresentano l'80% del mercato nazionale. Tale programma, il cosidetto "Import Substitution", mira a creare in diversi settori industriali dei nuovi know-how e delle capacità produttive locali, in grado di sostituire nel tempo i beni provenienti da altri Paesi, facendo della Russia non solo uno sbocco per prodotti finiti ma una base stabile per la produzione di beni per tutta l'aera euroasiatica.

Questo nuovo programma, se da un lato rischia di mettere ulteriormente in crisi le esportazioni italiane in Russia, che hanno già subito un drammatico calo a causa delle sanzioni in corso, dall'altro può aprire nuove e più interessanti opportunità per quelle imprese che decideranno di fare un passo oltre l'export nella via per l'internazionalizzazione. Come ha recentemente spiegato Amedeo Teti, direttore generale per la Politica commerciale internazionale del Ministero dello Sviluppo economico, bisognerà trovare «una nuova via per la promozione degli investimenti in Russia». Diminuendo l’ambito esportativo italiano, “cavalcando” la strategia di “import substitution” con cui Mosca ha risposto alle sanzioni americane ed europee. Un piano aperto anche alle imprese straniere, purché appunto localizzino parte della produzione in Russia.

Secondo il piano, in molti settori verranno in futuro chiaramente preferiti i prodotti locali (ad esempio nei bandi pubblici) e l’importazione di beni dall’estero sarà penalizzata ulteriormente (ad esempio da regolamenti restrittivi all’importazione, da ulteriori barriere commerciali tecniche, da contingentamenti oppure dall’aumento delle tasse).

Ad essere particolarmente interessati dal piano di Import Substitution russo sono i settori MEM (macchine, elettronica, metalli), dei generi alimentari, dell’edilizia (e di attività affini all’edilizia), automotive, IT, tecnologie medicale e chimico-farmaceutico.

Particolarmente interessante per le imprese italiane interessate ad investire in Russia è l'effetto competitivo che l'Import Substitution ha innescato tra le diverse regioni russe, che stanno facendo a gara per offrire strumenti finanziari, piani fiscali, incentivi a chi intendesse internazionalizzare nel loro territorio. Un valido aiuto agli imprenditori che stanno valutando come muoversi nel Paese viene dalla nuova Giuda online relizzata da ICE, Ambasciata Italiana in Russia e Ministero dello Sviluppo Economico. La Guida è online, al link http://www.ambmosca.esteri.it/ambasciata_mosca/resource/doc/2016/03/investire_in_russia.pdf

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