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TUNISIA: 2017, L'ANNO DELL'INVERSIONE DI TENDENZA PER L'ECONOMIA DEL PAESE

29/03/2017

La situazione macroeconomica della Tunisia e oggi fragile. La debole crescita dipende, da un lato, da fattori esogeni quali la contrazione dell’interscambio con i partner commerciali europei e un contesto regionale che impatta negativamente sull’immagine del Paese, in particolare sul settore turistico.

Dall’altro lato, tra i fattori endogeni, il calo dell’export di fosfati a causa delle perduranti agitazioni sindacali nel bacino di Gafsa (che ha registrato nel 2015 un calo di produzione di oltre il 60% rispetto al 2010) ha contribuito al rallentamento dell’economia. Malgrado qualche segno di miglioramento relativo alle attivita manifatturiere, ai servizi e ad una recente lieve ripresa dell’industria dei fosfati rispetto all’anno scorso, gli equilibri finanziari sono delicati a causa di finanze pubbliche in difficolta.

Non e tanto il deficit, pari a 6,5% del PIL, a preoccupare gli osservatori ma la struttura della spesa pubblica. Il debito pubblico, arrivato oggi ad oltre il 60% del PIL, e piu che raddoppiato negli ultimi cinque anni, passando da 25 miliardi di dinari (10 miliardi di euro) a 55 miliardi di dinari (oltre 22 miliardi di euro).

Il peso maggiore resta la massa salariale della funzione pubblica, più che raddoppiata a partire dall’inizio della transizione, passata da 6 miliardi di dinari (2,5 miliardi di euro) a oltre 13 miliardi di dinari (5,3 miliardi di euro). Essa oggi vale il 14,5% del PIL, pari a circa il 45% delle spesa pubblica.

E chiaro che, dopo anni di misure espansionistiche dal lato delle spese correnti di funzionamento, il Governo ha al momento pochi margini di manovra sulle finanze pubbliche da poter indirizzare verso gli investimenti a fini produttivi. Turismo e investimenti privati sono i fattori chiave per far tornare a crescere le riserve in valuta che al momento coprono circa tre mesi di importazioni.

Secondo le cifre dell’ONTT (Ufficio Nazionale del Turismo), le entrate provenienti dal settore turistico hanno registrato sui primi nove mesi 730 milioni di euro, segnando un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2015. Se si prende come riferimento l’anno 2014, la riduzione e di oltre il 34%. Il graduale assottigliamento delle riserve ha portato la Banca Centrale di Tunisia (BCT) ad abbandonare la politica del dinaro forte (da sostenere artificiosamente) e non intervenire sul deprezzamento della valuta tunisina che, dall’inizio di gennaio scorso, si e svalutato di quasi l’11% rispetto all’euro.

Tuttavia, il deprezzamento del dinaro non pare aver finora sortito effetti positivi, in termini di competitivita, sulla bilancia commerciale e sulle esportazioni. La principale sfida che si trova ad affrontare oggi la Tunisia e pertanto economica piu che di sicurezza. La ripresa economica sara la pietra angolare per consolidare l’esperienza democratica.

L’instabilità della Libia si ripercuote sulla Tunisia che ha oggi bisogno di IDE e dunque della fiducia degli imprenditori stranieri. Per intercettare un piu sostenuto flusso di investimenti privati, il Governo ha organizzato la Conferenza degli Investimenti “Tunisia 2020” (29-30 novembre 2016). La Conferenza è stata l’occasione per mostrare l’immagine di un Paese che offre importanti opportunita commerciali, sinceramente desideroso di rimettere in moto il flusso degli investimenti stranieri e creare nuovi posti di lavoro, soprattutto attraverso uno sviluppo inclusivo nelle regioni interne.

Il 2017 dovrebbe dunque sancire l’inversione di tendenza per la ripresa economica.

Per altro, nel Settembre 2016, Il Parlamento tunisino ha approvato una legge, a lungo richiesta dagli istituti di credito internazionali, per attrarre gli investimenti esteri nel Paese, scesi da USD 1,58 miliardi nel 2010 a USD 904 milioni nel 2015. La nuova legge, che istituisce un’Autorita per gli Investimenti, da agli investitori stranieri maggiore flessibilita nel trasferimento dei fondi fuori dalla Tunisia, inclusi i profitti, e rimuove le imposte sugli utili dei grandi progetti per 10 anni. Instituisce, inoltre, un fondo per gli investimenti che contribuira a finanziare i progetti infrastrutturali e supportera gli investitori che vorranno intraprendere grandi progetti in aree marginali del Paese.

Fonte: Tribuna Economica, 27-03-17

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