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OLTRE I CONFINI, OLTRE IIL BILANCIO: IL PERCORSO DI FINEST VERSO IL RATING ESG

Finest ottiene il primo Rating sollicited da parte dell'Agenzia di Rating indipendente Modefinance, ottenendo un posizionamento di rilievo (S3+), che testimonia un allineamento concreto alle best practice europee.

La scala di riferimento è la seguente:

Da oltre trent’anni, Finest S.p.A. è la bussola per le imprese del Triveneto che guardano ai mercati esteri.

Oggi, insieme a Modefinance, abbiamo intrapreso un percorso di valutazione ESG che trasforma la sostenibilità da semplice “onere” a certificazione di resilienza.

Dalla globalizzazione per il contenimento dei costi produttivi alla costruzione della catena del valore: l’evoluzione dell’internazionalizzazione sostenibile per le imprese del Nord-Est italiano

“Finest è nata con una visione lungimirante: sostenere la crescita delle imprese di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige nei mercati dell’Europa Centro Orientale e balcanica,” spiega il Presidente Luca Di Benedetto. “Oggi operiamo in 44 Paesi, inclusa l’area MED (Francia, Spagna e Nord Africa), grazie a un allargamento successivo del perimetro di operatività. Ma non è cambiato solo il ‘dove’, è cambiato il ‘come’. Se inizialmente le imprese adottavano strategie di internazionalizzazione basate soprattutto sul contenimento dei costi, oggi investono nei mercati esteri principalmente per entrare a far parte, e spesso guidare, catene del valore complesse. Lo fanno seguendo diverse logiche: avvicinarsi agli stabilimenti produttivi dei grandi clienti, produrre direttamente nei mercati di destinazione, acquisire fornitori, distributori o concorrenti, oppure beneficiare di una maggiore disponibilità di materie prime.”  

“Oggi la sostenibilità è parte integrante della nostra valutazione: sia parametri economici dell’impresa triveneta e il suo progetto di sviluppo estero, sia la sua capacità di gestire l’impatto ambientale e sociale, e il ritorno in termini di benefici non solo per il Gruppo, ma per l’intero territorio triveneto e per il Paese ospitante” sottolinea Di Benedetto. 

   

Si tratta di strategie sempre più complesse e articolate, che richiedono anche investimenti più consistenti e a lungo termine, oltre che un’analisi predittiva di scenari spesso incerti, legati al fenomeno della perma-crisi che caratterizza questi ultimi anni. Questa evoluzione ha richiesto a Finest un supporto sempre più complesso: non solo capitali e finanza straordinaria, ma anche e soprattutto advisory tecnica e una due diligence attenta che oggi non può prescindere dai criteri di sostenibilità.

 Il percorso: la roadmap ESG 2024-2026

Il percorso non è frutto del caso, ma di una strategia triennale chiara, nata in risposta ai trend normativi europei (CSRD) e alle linee guida della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Finest ha strutturato una roadmap in tre tappe fondamentali:

  • 2024 (Kick-off): Introduzione delle valutazioni ESG sul portafoglio esistente e sulle nuove istruttorie;
  • 2025 (Consolidamento): Acquisizione del rating ESG solicited per Finest S.p.A. tramite Modefinance
  • 2026 (Reporting): Stesura del primo Bilancio di Sostenibilità

I pilastri del cambiamento: E, S e G nella pratica

Il Rating ESG non è una valutazione simbolica, ma il risultato di azioni concrete. In linea con i requisiti richiesti alle aziende partner, Finest ha definito internamente un quadro di regole improntate alla massima trasparenza, scegliendo il rating di Modefinance come strumento di verifica terzo per certificarne l’impatto e l’obiettività.

Environmental (E): Ridurre il footprint operativo

Nonostante operi nei servizi finanziari, Finest ha abbattuto il proprio impatto diretto:

  • Installazione di un impianto fotovoltaico da 18,28 kW nella sede di Pordenone
  • Fornitura energetica 100% da fonti rinnovabili certificate
  • Policy di mobilità che privilegia i mezzi pubblici e digitalizzazione integrale dei processi per eliminare lo spreco di carta

Social (S): Capitale umano e inclusione

Il dato più significativo riguarda la composizione aziendale: il 68% dei dipendenti è donna, e le figure femminili ricoprono il 66,7% dei ruoli di Quadro Direttivo. Un impegno che va oltre la parità di genere, toccando l’inclusione finanziaria delle PMI meno strutturate.

Governance (G): Trasparenza e integrità

Con un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) 231 aggiornato e procedure rigorose contro i conflitti di interesse, Finest garantisce una gestione impeccabile. “La nostra governance si basa su integrità e responsabilità, pilastri essenziali per un operatore finanziario pubblico,” commenta Luca Di Benedetto.

Il Rating ESG di Modefinance

"Per ottenere il rating ESG ci siamo sottoposti ad una due diligence profonda e trasparente,” afferma Di Benedetto. “Il processo ci ha permesso anche di analizzare un panel rappresentativo del nostro portafoglio. Abbiamo scoperto che molte imprese, specialmente nel settore alimentare con certificazioni come ISO 9001, BRC o IFS, hanno già un approccio consapevole alla governance, ma spesso questo dato non emerge in maniera strutturata.”

Finest ha ottenuto un posizionamento di rilievo (S3+), che testimonia un allineamento concreto alle best practice europee. Questo risultato genera benefici diretti:

  1. Trasparenza: Verso soci, banche e stakeholder istituzionali
  2. Reputazione: Posizionamento come best practice tra le finanziarie regionali
  3. Vantaggio per le PMI: Le imprese partner beneficiano di avere un socio “ESG-rated”, un fattore sempre più determinante per attrarre investitori internazionali.

Visione futura: la sostenibilità come resilienza

Per Finest, la sostenibilità è una scelta strategica di investimento. Un’impresa consapevole dei propri impatti ESG è intrinsecamente più resiliente, meglio organizzata e meno esposta ai rischi geopolitici e operativi.

Conclude il Presidente Di Benedetto: “Soprattutto nello scenario attuale, un processo di avvicinamento alla sostenibilità non dovrebbe essere percepito come un obbligo formale, piuttosto come una forma di innovazione interna, mirata a garantire la longevità delle imprese e degli investimenti,” conclude Luca Di Benedetto. “I cambiamenti che stiamo attraversando richiedono misurabilità. Il rating non è il traguardo, ma la bussola per navigare nel mercato con consapevolezza e trasparenza.”

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