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L’ASSEMBLEA DEI SOCI APPROVA IL BILANCIO D’ESERCIZIO 2025 DI FINEST S.P.A.

Chiusura positiva, 20 milioni di euro investiti in 10 nuove operazioni di internazionalizzazione, 9 nuove operazioni deliberate per 23,7 milioni di euro di pipeline 2026

PORDENONE 28 aprile 2026. L’Assemblea dei Soci di Finest S.p.A. - Società finanziaria per l’internazionalizzazione del Triveneto - ha approvato oggi il Bilancio d’Esercizio 2025, il primo sotto la guida del rinnovato Consiglio d’Amministrazione presieduto da Luca Di Benedetto.

La Società ha acquisito nell’anno nuovi investimenti per 20 milioni di euro, ripartiti in 10 operazioni di internazionalizzazione in affiancamento alle imprese trivenete e ha deliberato ulteriori 23,7 milioni di euro in 9 operazioni, che costituiscono una solida pipeline per il 2026. Volumi in linea con lo storico degli ultimi anni, a conferma di un'operatività stabile e consolidata. Al 31 dicembre 2025, il portafoglio netto in essere ammonta a 95,08 milioni di euro, con una sessantina di imprese partner. La Società chiude il 2025 con un utile pari a 121 mila euro.

«Il Bilancio che oggi approviamo chiude il primo esercizio dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione di Finest S.p.A. – dichiara il Presidente Luca Di Benedetto –. L’attività della Società, fondata su investimenti programmati e sviluppati nel medio-lungo periodo, fa sì che i risultati conseguiti riflettano principalmente il lavoro svolto nel periodo antecedente al rinnovo degli organi societari. Al contempo, tali risultati rappresentano una solida base sulla quale il CDA di Finest ha innestato ambiziose linee strategiche di rinnovamento e rafforzamento, volte a potenziare l’operatività della Società, per rispondere alle attuali necessità delle imprese del territorio in un contesto in rapida evoluzione”.

Il Presidente sottolinea anche la dimensione istituzionale di Finest: “Da oltre trent’anni Finest riveste un ruolo significativo di politica economica regionale e nazionale, oggi ancora più rilevante alla luce della crescente compenetrazione tra geopolitica ed economia reale. Per questo abbiamo ritenuto prioritario rafforzare le relazioni con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, il MAECI, le istituzioni comunitarie a Bruxelles, SACE, ICE e CDP, con l'obiettivo di definire accordi e progetti concreti a beneficio delle aziende clienti. Parallelamente, lavoriamo per superare i vincoli della legge 19/91, che ancora limitano la nostra operatività: in attesa dell'avvio dell'iter normativo, abbiamo già intrapreso le azioni necessarie per estendere la nostra presenza verso mercati e settori emergenti, dove le imprese trivenete hanno l’esigenza di posizionarsi”.

Continua il Presidente: “Finest ha la capacità e l’esperienza che nessun altro operatore può vantare nell’accompagnamento e finanziamento delle imprese trivenete all’estero, soprattutto in relazione alle loro peculiarità dimensionali e dinamiche operative. In funzione della situazione economica e geopolitica attuale, deve necessariamente cambiare il paradigma su cui si è basata l’operatività da ormai 35 anni”.

“Il clima di collaborazione istituzionale con la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Assessorato di riferimento in primis, nonché con i soci Friulia, Veneto Sviluppo e la Provincia Autonoma di Trento, unito alle elevate competenze della struttura e alla solidità gestionale della Società, ci consentono di guardare con fiducia a una rapida e positiva evoluzione di Finest” conclude il Presidente Di Benedetto.

Tra i Paesi principali di investimento emergono Bosnia Erzegovina (25% dei volumi investiti) e Tunisia (18%), quarto mercato di Finest per esposizione complessiva, seguiti da Austria (17%) e Spagna (15%). Nel complesso, le economie dell’Unione Europea, dei Balcani, dell’Europa centro-orientale e del Nord Africa si riconfermano mercati strategici per le imprese trivenete, sia in logica di nearshoring che di friendshoring.
Tra i settori di investimento di maggior traino nell’esercizio la metalmeccanica (25%), seguita da meccanica ed elettromeccanica (18%), edilizia/costruzioni (17%), agroalimentare (15%), plastica (14%) e commercio e servizi (11%).
 

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